Giants being lonely, di Grear Patterson

Tra stereotipi americani e desiderio di felicità Giants being lonely presenta uno spaccato degli adolescenti americani senza giudizi né censure.

Il film, partendo dal desiderio di trasmettere un importante messaggio riguardo al disagio adolescenziale e alla sua espressione, si perde nel desiderio di esprimere la giovinezza senza filtri.
La sceneggiatura intreccia la storia di due ragazzi e delle rispettive situazioni familiari. Da un lato c'è Bobby, campione di baseball, che sotto l'apparenza di figo della scuola nasconde una triste storia familiare di periferia; dall'altro Adam, figlio dell'allenatore di baseball, che pur non esternando le sue emozioni vive una vita difficile a causa della pesante autorità paterna.
Il regista fotografa inizialmente le vite dei due protagonisti con una serie sconnessa di eventi per progredire in un un intreccio che dà origine a situazioni improbabili quasi al limite dell'impossibile.

L'incapacità di comunicare il proprio vissuto e le proprie sofferenze, unita ad una realtà individualistica, porterà i protagonisti a compiere azioni estreme facendo comprendere al pubblico quanto il bene, oggi, sia considerato un concetto relativo.
Il film, portando all'estremo le scelte dei protagonisti, ci consegna una visione diversa del mondo che ci circonda, presentandolo come un luogo inospitale in cui ognuno pensa per se stesso.
Questa visione drammatica ci fa comprendere l'importanza di non chiuderci nella nostra individualità, ma di vivere con gli altri in un reciproco prendersi cura: perchè anche i giganti possono sentirsi soli.

Recensione a cura di Alessandro Zanca
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